Megavideo e Megaupload chiusi dall'FBI! Rischi per utenti registrati?

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Megavideo e Megaupload chiusi dall'FBI! Rischi per utenti registrati?

Messaggio Da °°ganger°° il Dom 22 Gen 2012, 16:54


Cosa succederà a coloro che hanno stipulato un abbonamento premium per scaricare senza limiti e senza attese attraverso il sito di condivisione file Megaupload? Nelle carte delle accuse si fa riferimento a “utenti qualificati”.

Nella lunga lista di accuse che hanno portato alla chiusura del sito di condivisione file Megaupload e all’arresto del suo creatore, non sembrano esserci riferimenti di rilievo agli utenti che per anni ne hanno fatto uso. La piattaforma operava una distinzione fra coloro che scaricavano in maniera anonima il materiale multimediale caricato sui suoi server (film, canzoni, spettacoli, documentari, serie TV, software, giochi) e chi si era registrato (pagando qualche decina di euro) in cambio di facilitazioni. Agli utenti con account premium, infatti, veniva data la possibilità di effettuare download multipli, senza attese e senza limiti.

A rischiare, potrebbero essere coloro che hanno scaricato contenuti digitali su larga scala, magari traendo profitto. In effetti, spulciando le carte dell’accusa, spunta il termine di utenti qualificati: “Gli accusati offrivano un programma di ricompense che forniva agli utenti incentivi finanziari per caricare contenuti popolari e portare traffico al sito, spesso attraverso website creati ad hoc noti come linking sites. Gli accusati pagavano inoltre utenti, di loro conoscenza, perché sapevano che avrebbero caricato contenuti protetti da copyright e avrebbero poi pubblicizzato i link in tutto il mondo”.

Il caso Megaupload, a ogni modo, è destinato a rappresentare un precedente. Secondo la procura federale della Virginia, Kim “Dotcom” Schmitz, titolare della Vestor Limited (azienda incarica di gestire le attività legate alla rete Megaupload) insieme a 6 collaboratori si sarebbero macchiati di pirateria informatica massiccia su scala globale. Tradotto in moneta equivale a dire 175 milioni di dollari di guadagni illeciti e 500 milioni di dollari di danni ai titolari dei diritti d’autore. Codice penale alla mano rischiano fino a 50 anni di carcere.

Pugno duro, dunque, del dipartimento della Giustizia statunitense. Secondo le accuse, i gestori del sito “hanno condotto la loro operazione illegale usando un modello di business espressamente disegnato per promuovere l’uploading dei contenuti più popolari e coperti da copyright, disponibili a milioni di utenti per il download. Le accuse indicano che il sito era strutturato per scoraggiare la maggioranza degli utenti dall’uso personale e a lungo termine di Megaupload, perché i contenuti non scaricati venivano automaticamente cancellati”.



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Megaupload, la vera battaglia inizia ora

Messaggio Da °°ganger°° il Dom 22 Gen 2012, 16:55

L'avvocato del founder Kim Dotcom cita il caso Viacom vs YouTube. Mentre il Partito Pirata ricorda le rimozioni dei contenuti in violazione del copyright. Ma i federali non sono d'accordo. Il cyberlocker sarebbe pronto a tornare online.

La difesa è schierata, pronta ad accogliere l'attacco sulle ali del Dipartimento di Giustizia statunitense in collaborazione con il Federal Bureau of Investigation (FBI). L'avvocato Ira Rothken è ben conosciuto nell'ambiente, in particolare per aver difeso i gestori di svariate piattaforme accusate di violazione del copyright. Il suo nuovo cliente sembra davvero un pezzo grosso, anche se nei guai fino al collo.

Sono dunque iniziate le procedure di rito per trasferire il founder di Megaupload Limited Kim Dotcom in terra statunitense. Nessuna cauzione da poter pagare, solo l'attesa prima di comparire davanti alle autorità a stelle e strisce. Come ormai noto, Dotcom è accusato di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro e violazione di proprietà intellettuale.

"Il governo ha buttato giù una delle più grandi piattaforme di hosting nel mondo - ha spiegato Rothken alla stampa - e l'ha fatto senza offrire a Megaupload la possibilità di difendersi in aula". Secondo il legale, le accuse contro l'impero dei cyberlocker sarebbero decisamente simili a quelle mosse da Viacom nei confronti di YouTube. "Ed era una causa civile - ha aggiunto Rothken - e YouTube vinse".

Sulla delicata vicenda del founder e del suo megaimpero è intervenuto anche il Partito Pirata svedese, con un agguerrito comunicato stampa diramato nella notte italiana di oggi. Megaupload avrebbe sempre rimosso i contenuti caricati in violazione del diritto d'autore, dunque meriterebbe la protezione del safe harbor previsto dal DMCA. "Qualcuno dovrebbe spiegare all'industria del copyright e al governo che le leggi statunitensi non hanno valore nel resto del mondo".

Decisamente diversa la visione contenuta nella comunicazione ufficiale diramata dai federali a stelle e strisce. I vertici di Megaupload avrebbero pagato gli utenti per il caricamento sistematico di contenuti in violazione del copyright. Supportando in maniera attiva tutti quei siti terzi specializzati in attività di indexing ai contenuti in streaming su piattaforme come Megavideo.

"Sequestrando i server, le forze dell'ordine hanno l'intero database degli utenti con tanto di indirizzi email, numeri di carte di credito e probabilmente log ed indirizzi IP - ha sottolineato l'esperto Stefano Quintarelli - Ricordo che è reato mettere a disposizione materiale protetto da copyright per averne un profitto (che non vuol dire lucro, ovvero incassare quattrini; basta trarne una utilità)".

Mentre il presidente di FIMI Enzo Mazza ha consigliato a Google e Wikipedia di riflettere "sulle loro battaglie per le libertà digitali visto che cosi difendono aziende criminali come Megaupload". Secondo i dati diramati dalla stessa FIMI, quasi 2 milioni di utenti italiani hanno sfruttato regolarmente il cyberlocker con base ad Hong Kong.
"Con la chiusura da parte dell'FBI, in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia Americano, di Megaupload.com e Megavideo.com, si segna un importante risultato nei confronti della lotta alla pirateria e soprattutto nello sviluppo dei contenuti digitali legali", si legge nel comunicato stampa diramato da FIMI.

Forse in maniera prevedibile, Megaupload sembra ora pronto a tornare online. Attraverso un dominio registrato in Belize, precedentemente assegnato a misteriosi scammer. Dai servizi di Whois, il dominio è intestato a tale John Smith di Hong Kong. La sensazione è che la battaglia per lo streaming sia appena iniziata.

Mauro Vecchio



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Megavideo chiuso: Rapidshare, Hotfile, Fileserve, Youporn, ed Mule quasi

Messaggio Da °°ganger°° il Dom 22 Gen 2012, 16:56


La chiusura del sito di condivisione file Megaupload crea un precedente di rilievo. Altre popolari piattaforme potrebbero essere presto oscurate per violazione delle norme sul diritto d’autore.

L’accusa è di pirateria informatica massiccia su scala globale. Ma sul capo di Kim “Dotcom” Schmitz, creatore del sito di condivisione file Megaupload pendono anche le contestazioni di violazione delle norme a tutela del diritto d’autore e riciclaggio di denaro sporco. Se confermate, rischia fino a 50 anni di carcere. Su Megaupload sarebbero finiti anche contenuti pedopornografici e filmati di propaganda terrorista. La chiusura di uno dei più popolari spazi web (la denuncia risale al 5 gennaio) trarrebbe dunque origine da più sospetti. Stando alla ricostruzione del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, l’uomo insieme a 6 collaboratori sarebbero stati in grado di intascare 175 milioni di dollari come frutto dell’attività e a provocare danni ovvero mancati introiti alle etichette cinematografiche e audiovisive pari a 500 milioni di dollari.

Basta leggere l’elenco dei beni sequestrati per rendersi conto dello stile di vita condotto da Dotcom: una ventina di auto di lusso tra Cadillac d’epoca, Lamborghini, Maserati, Mercedes, Mini Cooper e Toyota, una Harley Davidson, 3 TV LCD Samsung da 82 pollici e 2 LCD Sharp da 108 pollici. Le targhe dei mezzi, poi, venivano accompagnate con slogan come God, evil, guilty, hacker, mafia, police. Tra l’altro, il 37enne già in passato è stato condannato per reati di pirateria informatica, insider trading e frodi con le carte di credito

Gli occhi sono ora puntati sui siti alternativi come i vari Rapidshare, Hotfile e Fileserve. Sui loro server, infatti, sono presenti anche contenuti multimediali (film, canzoni, giochi, programmi) protetti dal copyright. Appare quasi scontato che, prima o poi, subiranno la stessa sorte. Lo stesso ragionamento vale per portali che offrono video in streaming come Megavideo e, per il mondo a luci rosse, Megaporn. Perfino siti come YouPorn potrebbero essere oscurati in caso di presenza di materiale tutelato dalle norme sul diritto d’autore. Ci sarà un aumento dei file torrent? Non è detto, anche perché continuano a essere monitorati con molta attenzione. Il sito The Pirate Bay, punto di riferimento per la loro ricerca, è stato già fortemente ridimensionato.

Sui software peer to peer come eMule non occorre fare troppo affidamento. Ogni settimana vengono chiusi molti server e le lunghe attese per scaricare un file non sono spesso ripagate con la buona qualità. Insomma, la soluzione è la più semplice: proporre piattaforme alternative legali, di qualità e a costi contenuti, per la visione in streaming dei film. Negli Stati Uniti le proposte non mancano, come Netfix. Di più, recenti analisi hanno dimostrato il rapporto inversamente proporzionale fra questi servizi e la pirateria online.



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