Ricordo dell’arciprete assassinato

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030719

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Sabato cominciano le celebrazioni per il centenario della morte di don Stella
Si comincia con una conferenza e la scoperta di una lapide. Domenica la benedizione della tomba

RESUTTANO. Questa è la settimana delle celebrazioni in onore dell’arciprete Costantino Stella; sabato ricorre il centenario dalla sua morte (avvenuta il 6 luglio 1919), dopo che era stato brutalmente accoltellato il 28 giugno, morirà dissanguato otto giorni dopo. Sabato alle 16.30 si terrà una confe-
renza per commemorarlo, presieduta dall’arciprete Ignazio Carrubba, nella sede della confraternita di San Giuseppe, a pochi metri dalla zona dell’accoltellamento, dove verrà posta una lapide. Domenica alle ore 18.30 verrà celebrata la messa solenne di suffragio, presieduta da monsignor Mario Russotto, vescovo di Caltanissetta. Dopo la messa verrà svelata un’altra lapide in memoria perpetua di don Stella, questa volta in
chiesa, per l’importante opera svolta in difesa degli ultimi e dei poveri.
A seguire al cimitero ci sarà la benedizione della tomba del compianto arciprete, restaurata per l’occasione dalla Bcc “Don Stella”. Il presidente della Banca di credito cooperativo, Antonino Maisano, poserà una corona di fiori. Una figura esemplare di prete sociale quella di Costantino Stella, tanto che si parla di lui come di un martire e di una vittima della mafia.
Uno che ha lottato contro i soprusi. Grande amico di don Luigi Sturzo, tra i due ci furono numerosi scambi di lettere. Impegnato nel miglioramento delle condizioni delle campagne e degli abitanti, tra le sue attività di rilievo si ricordano la costruzione del Monte Frumentario, per la distribuzione in anticipo dei concimi ai contadini, la nascita della Cassa Rurale e della Cooperativa di consumo per l'acquisto a prezzi bassi dei viveri per le famiglie dei soci. Cercò anche di entrare in consiglio comunale attraverso le elezioni amministrative del 1902 e del 1904.
I suoi assassini non sono mai stati scoperti, così come i mandanti e don Costantino Stella - che avrebbe riconosciuto il suo uccisore - non rivelò il nome e lo perdonò. «Pur ricordando uno spiacevole evento, come la morte di don Stella – dice l’arciprete Ignazio Carrubba – saranno due giorni di festa, in onore di un nuovo santo in cielo. Mi piace ricordare una celebre frase di don Stella: “Se la giornata passa senza aver potuto compiere un’opera di bene, il sonno della mia notte non è tranquillo”. Tutti dovremmo prendere esempio da lui».
Intanto la prefettura ha autorizzato il cambio di intitolazione di piazza Roosevelt in piazza Costantino Stella, ma per questioni tecniche questo non avverrà ora, ma l’8 settembre, in occasione dei festeggiamenti per i 120 anni della Bcc
Don Stella di Resuttano.
Ucciso perché usuraio o fu una vittima di mafia?
RESUTTANO. La storia e gli atti raccontano di un martire, di una vittima della mafia, di un uomo che ha lottato contro i soprusi. Le dicerie descrivono invece don Costantino Stella come una “brutta persona”, addirittura un usuraio. Nei giorni dell’anniversario dei cento anni della sua morte, si continua a discutere di questo sacerdote.
Don Costantino Stella nacque il 19 maggio del 1873 e morì il 6 luglio del 1919 a soli 46 anni, dopo otto giorni di agonia, accoltellato quasi sotto la porta di casa la sera del 28 giugno. Figlio di una famiglia borghese, fu consacrato sacerdote il 30 maggio del 1897 e l’anno dopo fu nominato arciprete. Fu definito uno dei cosiddetti preti sociali, e fu grande amico di don Luigi Sturzo. Fu inoltre corrispondente per il periodico “L’Aurora” oltre che collaboratore di varie testate giornalistiche della Sicilia, dove successivamente riuscì a fondare insiemead un gruppo di vescovi l’associazione Regionale del Clero.
I suoi assassini non sono mai stati scoperti, così come i mandanti, e forse questo ha alimentato le storie negative su Don Costantino Stella.
Il suo nome e quello di altri sacerdoti rimasti vittime della mafia siciliana sono ricordati della rassegna di Umberto Santino intitolata “Sicilia 102”.
Caduti nella lotta contro la mafia per la democrazia dal 1893 al 1994. I detrattori raccontano di un uomo che teneva il paese alla fame e sotto l’usura, portando via i terreni per chi non pagava una cambiale. La storia racconta altro e a cento anni dalla sua morte c’è chi vuole restituire la verità ai resuttanesi.
G. M. P.


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